22 novembre 2024

Dove parlo di storia #2025




Venerdì 30 e sabato 31 maggio
sarò al Festival èStoria di Gorizia. Il tema quest'anno è «Città». Con la storica Renata Aga parlerò di Roma barocca; con Ben Wilson e Vito Bianchi di metropoli come Londra e Manchester. 
Qui trovate luogo e orario!


Mercoledì 23 aprile 2025, sarò all'Auser di San Bonifacio con la conferenza «Ogni scelta è una rinuncia. Storia di Lucia Nutrimento»
Alle 15.30, in sala civica Berto Barbarani, via Marconi, 5!

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Martedì 3 dicembre alle 21 chiacchiero su Lucia con la professoressa Isabella Roveroni. Saremo al centro sociale di Quaderni di Villafranca, ospiti del GasQ!

Lunedì 25 novembre - per l'iniziativa «Riguarda anche te» nella Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne - saremo di nuovo a Illasi dove il Comune sta dando vita al Giardino delle donne, a fianco della Biblioteca Trabucchi, con la collaborazione dell'associazione Donne di Costanza. Dopo la presentazione del libro in biblioteca, inaugureremo una sagoma in ferro di Lucia Nutrimento, posta appunto nel Giardino, e dotata di Qr Code per conoscere la sua storia. Chiacchiero con la professoressa Ilaria Marconcini e la consigliera comunale Nadia Bosaro. Vi aspettiamo alle 17.30! 

Venerdì 8 novembre, alle 20.30, alla baita degli alpini di Colognola ai Colli con l'associazione Quo Vadis parlerò di nevrosi di guerra e «L'esercito di San Giacomo. Soldati e ufficiali ricoverati al manicomio di Verona (1915-1920)». Ve lo ricordate? ;-)



6 novembre 2024

Menzione speciale al Premio Brunacci - Sezione Premio Selmin di Monselice

«Ogni scelta è una rinuncia. Storia di Lucia Nutrimento (1911-1959) insegnante, antifascista, filosofa», Scripta edizioni 2023, ha ottenuto una segnalazione al Premio Brunacci 2024 di Monselice, nella sezione "Il Veneto dalla guerra alla ricostruzione" da quest'anno Premio Francesco Selmin, dedicato allo storico locale morto lo scorso anno. 

La pergamena per la menzione è stata consegnata al Museo San Paolo di Monselice dalla giuria presieduta da Antonio Rigon con la motivazione:

"Fine ritratto, preciso nei contenuti ed elegante nella forma, di una protagonista dimenticata della storia politica e culturale di Verona nei decenni centrali del secolo scorso, insegnante, filosofa, "silente appassionata figura dell'antifascismo veronese". Legata da amicizia a personaggi di primo piano della cultura e della politica italiana del Novecento, come Norberto Bobbio e Ferruccio Parri, docente di alto profilo, autrice di volumi e saggi di filosofia e curatrice di libri per le scuole, Lucia Nutrimento fu educatrice nel senso più alto e nobile della parola, punto di riferimento morale ed intellettuale per i suoi allievi e per i colleghi del Circolo filosofico Giuseppe Zamboni del quale fu socia fondatrice. La giuria segnala il libro di Adami per il lodevole e rigoroso recupero di memorie relative ad una esponente di prima grandezza del mondo della scuola, e di grande spessore umano ed intellettuale. Sottolinea inoltre come esso sia particolarmente in linea con le finalità della sezione speciale dei Premi Brunacci intitolata a Francesco Selmin". 

La giuria, presieduta appunto da Rigon, era composta dai professori e studiosi Marina Bertoncin, Dario Canzian, Chiara Ceschi, Paolo Coltro, Cecilia Contarin, Donato Gallo, Antonio Lovato, Fabrizio Magani, Walter Panciera, Andrea Parolo e Roberto Velandro. 

Il premio, promosso dal Comune di Monselice, ha il patrocinio della Regione e della Provincia di Padova. 

27 settembre 2024

Segnalazione Premio Selmin - Premio Brunacci, Monselice


Siamo felici di comunicarvi che Ogni scelta è una rinuncia. Storia di Lucia Nutrimento (1911-1959) insegnante, antifascista, filosofa, Scripta edizioni, ha ottenuto una segnalazione per la prima edizione del Premio Francesco Selmin, dedicato allo storico locale morto lo scorso anno. Il Selmin è 
una sezione del Premio Brunacci, promosso dalla biblioteca e dalla città di Monselice, con il patrocinio della Regione e della Provincia di Padova. 

La consegna della menzione sarà domenica 6 ottobre 2024, alle 10.30, nella Sala della Buona Morte del Museo San Paolo, in via 28 aprile 1945, Monselice. 

Alla premiazione interverranno il sindaco di Monselice, Giorgia Bedin, l'assessore alla cultura Andrea Parolo e il presidente della giuria del premio, Antonio Rigon. 

8 febbraio 2024

"Ogni scelta è una rinuncia", appuntamenti di febbraio, marzo e aprile

Ciao! Nei prossimi mesi facciamo il giro della provincia con Ogni scelta è una rinuncia. Storia di Lucia Nutrimento (1911-1959) insegnante, antifascista, filosofa di Maria Vittoria Adami (Scripta Edizioni, 2023). Vi aspettiamo!

8 febbraio, alle 18.30, con lo storico Stefano Biguzzi, Libreria Pagina Dodici, in corte Sgarzerie, in centro, a Verona.  

17 febbraio, alle 16.45, all'Istituto veronese per la storia della Resistenza e dell'Età contemporanea, in via Cantarane 26, a Verona, con il direttore dell'Istituto Andrea Martini.

1 marzo, alle 20.30, al circolo Anteas La Madonnina di Povegliano con la giornalista Beatrice Castioni

6 marzo, alle 18, parrocchia di San Luca, con lo storico Stefano Biguzzi

7 marzo, alle 18.30, all'Istituto Educandato agli Angeli, via Cesare Battisti, Verona, con il professore Riccardo Mauroner. Aperto al pubblico. 

14 marzo, alle 17.45, in biblioteca a Illasi.

22 marzo, alle 18, aperitivo letterario al Centro di Lettura di Dossobuono, Villafranca.

3 aprile, alle 12, liceo Medi di Villafranca, per le scuole. 

5 aprile, alle 15, liceo Maffei di Verona, incontro pubblico, con il professore Emanuele Amaini

12 aprile, alle 20.30, con l'associazione Quo Vadis a Colognola ai Colli

2 gennaio 2024

Buon anno! Ci vediamo in libreria a gennaio...

Buon anno! festeggiamo la prima ristampa del libro e sono grata a tutti voi per la presenza e i riscontri. Davvero grazie! 

A chi mi chiede aggiornamenti sulle prossime presentazioni, eccole! Ma ce ne saranno altre in questi primi due mesi. Vi aspetto! Un abbraccio! 

Il 16 gennaio, alle 18, sarò alla Cartolibreria Mameli, di Luigi Sona, in via Mameli 43, a Verona. Dialogherà con me la giornalista Adriana Vallisari

Il 17 febbraio, alle 16.45, sarò all'Istituto per la storia della Resistenza e dell'Età contemporanea, in via Cantarane 26, a Verona. Dialogherà con me il direttore dell'Istituto Andrea Martini.

11 novembre 2023

Dove presento il libro questa settimana

 

Buon anno, vi aspetto alle prossime presentazioni! 

Il 16 gennaio 2024, alle 18, sarò alla Cartolibreria Mameli, di Luigi Sona, in via Mameli 43, a Verona. Dialogherà con me la giornalista Adriana Vallisari

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2023 - In archivio

Il 2 dicembre, alle 10.30, in Archivio di Stato di Verona, in via Santa Teresa, 12, dialogo con l'archivista Martina Burato, curatrice della rassegna "Dal documento al libro: incontri in Archivio"
Mostreremo anche dei documenti che ho utilizzato per questa ricerca. 

Il 23 novembre, alle 18, al Caffè Fantoni di Villafranca, dialogo con l'amico e storico Olinto Domenichini

Il 9 novembre alla Società Letteraria (piazzetta Scalette Rubiani, 1), alle 17.30 presento il mio libro «Ogni scelta è una rinuncia. Storia di Lucia Nutrimento (1911-1959) insegnante, antifascista, filosofa», Scripta Edizioni.

Sarò con il professore Riccardo Mauroner e gli studenti dell'Educandato agli Angeli, Valentina Ravasio e Leonardo Wagner che leggeranno alcuni brani.

30 ottobre 2023

È uscito il mio libro

Sono felice di annunciarvi che è uscito il mio libro «Ogni scelta è una rinuncia. Storia di Lucia Nutrimento (1911-1959) insegnante, antifascista, filosofa», Scripta Edizioni. 

Sarà in distribuzione la settimana prossima e lo presenterò il 9 novembre alla Società Letteraria (piazzetta Scalette Rubiani, 1), alle 17.30. Vi aspetto! 

Il volume è la storia di Lucia Nutrimento (1911-1959), della quale ho scritto in passato un paio di articoli e saggi, figura intellettuale veronese dimenticata, spirito leggero, anima pura e dagli occhi scuri ed espressivi, indagatori del mondo. 

Rigorosa studiosa di filosofia; silente e appassionata figura dell’antifascismo veronese; risoluto collegamento tra il Comitato di Liberazione Nazionale Veneto di Egidio Meneghetti e quello veronese; amica di Norberto Bobbio e Ferruccio Parri; staffetta di Gianfranco De Bosio; insegnante di filosofia e storia all’Istituto magistrale di Verona e al Liceo classico Scipione Maffei; tra i soci fondatori del Circolo filosofico Giuseppe Zamboni; autrice di due volumi di filosofia e di una miriade di saggi, nonché curatrice di libri per le scuole con traduzione dei testi, introduzione e complesso apparato critico di opere di Montesquieu, Fénelon, Constant, Sant’Agostino, San Bonaventura e del Vangelo di San Giovanni.

Se non fosse stata interrotta da una grave malattia che ne ha reciso l’esistenza a soli 48 anni, la sua attività filosofica e scientifica non si sarebbe fermata. Lucia Nutrimento ha lasciato un segno peculiare di fermezza e stoicismo, di ingegno e dedizione e rappresenta un capitolo di storia culturale di Verona. È anche un capitolo di storia di Resistenza civile, di donne, di giovani studenti, di parroci, di semplici cittadini. La Resistenza dei comportamenti. 

27 ottobre 2023

L'atlante delle donne veronesi

 


In ottobre è uscito il bel volume «Donne visibili e donne in controluce. Mondi del fare e mondi del sapere, attraverso le protagoniste femminili nella Verona tra Otto e Nocevento» a cura di Daniela Brunelli e Maria Luisa Ferrari (Cierre Edizioni). 

Finalmente un "atlante" delle biografie delle donne che hanno lasciato un segno a Verona, molte dimenticate. Ci sono le donne dell'agricoltura, industriali e artigiane, commercianti e artiste, scrittrici, poetesse, giornaliste e insegnanti, e ancora filantrope e politiche, musiciste e scienziate. 

Io ho contribuito con due voci proponendo storie che chi mi segue conosce già, come la bella figura di Silvia De Ambrosi, maestra delle carceri. E un'altra alla quale ho dedicato un intero libro che uscirà a breve... 

«Donne visibili e donne in controluce» è un lavoro corale cui hanno partecipato diverse autrici e, oltre a Brunelli e Ferrari, anche Elisa Dalla Rosa, Donatella Boni, Valentina Catania e Nadia Olivieri, Marina Garbellotti, Antonia De Vita e Giorgio Gosetti, come referenti dei singoli ambiti. Ne è uscita una vetrina di storie e foto davvero molto bella! Cercatelo,  sfogliatelo, leggetelo! 





17 ottobre 2021

Jägerstätter nella notte senza stelle

Disse «no». No all’Anschluss che avrebbe portato l’Austria verso la deriva nazista. No ai falò iconoclasti accesi sulla democrazia prima e sulla cultura poi. No alla caccia agli ebrei. No alla follia omicida. No al nazismo. Alla domanda interiore “da quale parte devo stare, da quella di Dio o da quella di Hitler?” non trovò zone intermedie in cui posteggiare la risposta. Scelse Dio e morì, decapitato nel carcere di Brandeburgo nell’agosto del 1943. Era Franz Jägerstätter, un contadino di Sankt Radegund, paese dell’Alta Austria nei pressi di Braunau, cittadina natale di Adolf Hitler. Segnato dalla vita come potevano esserlo tutte le esistenze nel buio degli anni Trenta, ma coerente fino alla fine a quella fiammella che accese in lui la moglie cattolica praticante, Franziska Schwaninger: la fiamma della coscienza, che oggi racconta in «Solo contro Hitler. Franz Jägerstätter, il primato della coscienza» (Edizioni Emi) il giornalista Francesco Comina, già autore di «L’uomo che disse no a Hitler, Josef Mayr-Nusser, un eroe solitario».

29 luglio 2020

Silvia De Ambrosi, luce del carcere agli Scalzi

Silvia De Ambrosi
Colpiti dalla sventura, puniti dalla legge, reietti della società, ossessionati dalla visione di un triste destino. Ma con una fiammella di luce nelle loro vite: Silvia De Ambrosi (1865-1933), maestra delle carceri. Era lei l’ancora di salvezza dei detenuti degli Scalzi, tra il 1926 e il 1927. Uomini «abbandonati» in quel tetro luogo, ma disciplinati alunni della scuola per carcerati, diretta da don Giuseppe Chiot, ma sollecitata e condotta da De Ambrosi, dama di carità e generosa anima silenziosa di via Valverde e della parrocchia di San Luca. In quella scuola la donna insegnò Manzoni e Pascoli ai detenuti, ma anche a guardarsi dentro e a esprimere emozioni e speranze di un futuro e di un riscatto sociale. Lo raccontano le carte nella parrocchia di San Luca oggi guidata da don Carlo Vinco. Nell’archivio, un faldone, riordinato insieme ad altri dal professor Enrico Masiero, custodisce documenti, temi dei detenuti e relazioni della scuola delle carceri lasciate da De Ambrosi. «Anima eletta di bontà e carità cristiana», scrivono di lei i carcerati in una lettera di ringraziamento, «che tutte conosce le finezze per toccare il cuore e far sperare in un avvenire migliore».

18 maggio 2020

Raccontare la follia

Sulla nevrosi di guerra, ma anche sui preziosi scrigni di storie che sono gli archivi storici, ho scritto un nuovo saggio: «Una finestra sulla Grande Guerra. Soldati e donne al San Giacomo». È pubblicato nel volume miscellaneo a cura del Dipartimento di Culture e civiltà dell’università di Verona. Qui la recensione dell’Arena del primo maggio.

Frugando tra 37.642 cartelle cliniche, dal 1880 agli anni Settanta, rivivono persone sepolte nella memoria del San Giacomo, l’ex manicomio veronese ieri sinonimo di sciagura e vergogna, oggi tassello di storia della città caro a chi ci vive attorno. E riapre un caleidoscopio di finestre sulle vite che da qui sono passate, il volume «Raccontare la follia» a cura di Marina Garbellotti, Emanuela Gamberoni e Silvia Carraro, del dipartimento di Culture e civiltà dell’università di Verona, che hanno composto una task force di studiosi per completare una miscellanea pubblicata da Cierre.

10 febbraio 2020

Gente di Fiume


In occasione del Giorno del ricordo, pubblico qui un articolo che ho scritto un paio di anni per Verona Fedele, su input di un amico che voleva saperne di più...

Gente di Fiume. Senso di responsabilità, maniche rimboccate, testa alta, bocca chiusa per non recriminare – pur senza mai dimenticare – e voglia di chiudere un capitolo per ricominciare, sempre però restando italiani. Questa è la storia di tante famiglie dei quasi 350mila italiani di Istria, Venezia Giulia e Dalmazia che tra il 1943 e il 1954 un giorno lasciarono la loro casa per ritirarsi all'interno dei nuovi confini disegnati per l'Italia: un salto nel buio dopo inaudite sofferenze e persecuzioni. Il 10 febbraio, con la Giornata del Ricordo si testimonia quell'esodo, ma anche la storia di un «popolo» che è riuscito a ritagliarsi un piccolo spazio, nei nuovi luoghi di approdo, lasciando un segno della sua operosità. Come quello donato a Verona.
Molte sono le attività avviate o gestite dagli esuli. E chi ama il cinema sappia che sedendo sulle poltrone della spaziosa sala cinematografica Fiume gode del frutto del lavoro di un gruppo di esuli fiumani che lo eresse nei primi anni Sessanta.

20 giugno 2019

Silvia Forti Lombroso, ebrea veronese in fuga per l'Italia

 Imprimatur. Si stampi. Perché chi ha visto, ma non ha voluto sapere, sappia e veda. Perché chi, per leggerezza, non ha agito pur potendo «fare qualcosa», possa riparare ricordando. Perché chi ha subito ed è stato rimosso dalla storia, possa essere liberato dall’oblio. Si stampi. O meglio «Si può stampare». È questo il titolo del diario della scrittrice ebrea veronese Silvia Allegrina Forti in Lombroso, pubblicato nel 1945. Un memento. Uno dei primissimi memoriali della Shoah italiana visti non dalla parte dei deportati, ma di chi, perseguitato, visse in clandestinità.
«Si può stampare» era un tassello di quel caleidoscopio letterario di cui si è persa memoria, ma che la fondazione Cdec, del centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano, ha ripubblicato nella nuova collana Scale Matte, nata a Venezia da un’idea di Gadi Luzzatto Voghera, oggi direttore della fondazione, e dell’amico giornalista Paolo Navarro Dina, rimasta per molto tempo nel cassetto e rispolverata, in collaborazione con la comunità ebraica di Venezia. Scale Matte (il richiamo è all’edificio del ghetto di Venezia) pubblica, in forma anastatica e con saggi introduttivi, libri di valore ma caduti nell’oblio inerenti la storia, la cultura e la tradizione ebraica italiana e alla Shoah. Debutta con tre autori: Silvia Forti, appunto, Attilio Milano e Adolfo Ottolenghi. E proseguirà con Luciano Morpurgo.
Di questa iniziativa e del volume di Forti si parlerà oggi, alle 17, alla biblioteca civica, con Luzzatto Voghera, con il professor Renato Camurri, dell’Università di Verona, con l’editore Luca Parisato e con Stefania Roncolato.

24 gennaio 2019

Hasanovic, sopravvissuto a Srebrenica

Arriva al cuore degli studenti con linguaggio pacato, senza mai proferire parole d'odio, per non perdere di vista il suo messaggio: «Never again». Mai più. Lo ripete al termine della sua testimonianza lasciata a una platea di centinaia di studenti dei licei Copernico e Maffei, nell'aula magna del polo Zanotto, all'università: «Mai più, nel nome di queste donne che non hanno mai parlato con la lingua dell'odio, nonostante avessero perso le loro famiglie», spiega indicando le madri e le vedove musulmane di Srebrenica, Bosnia, che ogni anno l'11 luglio si ritrovano a piangere gli 8.372 uomini assassinati nel genocidio del 1995, oggi ricordato da migliaia di cippi bianchi a Potocari, davanti alla fabbrica di accumulatori, allora sede delle truppe olandesi delle Nazioni Unite e oggi luogo simbolo dell'ultimo genocidio d'Europa.
È Hasan Hasanovic, 43 anni, musulmano bosniaco, autore di Surviving Srebrenica, scampato ai rastrellamenti, alle violenze, alla fame e alla sete, alla marcia della morte a piedi verso la zona libera di Tuzla, e al genocidio che gli ha tolto il fratello gemello, il padre e lo zio. Hasanovic da allora è testimone di Srebrenica e nei giorni scorsi è stato all'incontro all'università organizzato da Radici dei diritti dell'ateneo di Verona.

22 gennaio 2019

Il messaggio di Jan Palach



La lapide in piazza San Venceslao a Praga
È il pomeriggio del 16 gennaio 1969. A Praga, un ragazzo si toglie il cappotto in piazza San Venceslao. Lo posa con cura su una pietra con la sua borsa a tracolla, alza un contenitore sopra il capo, si cosparge di benzina e si dà fuoco. Diventa una fiaccola per illuminare la società affinché non ceda al ricatto di Mosca, imposto con i carri armati e 600mila militari nell'agosto precedente. Quella fiamma è Jan Palach (1948-1969), studente di filosofia all'università Carlo IV. Fa parte del blocco sociale dei giovani universitari che ha nutrito le speranze di un movimento di rinnovamento e visto il riscatto della sua generazione in Alexander Dubček, massima autorità dello Stato. Il segretario generale del Partito Comunista in Cecoslovacchia ha, infatti, tentato, l'anno prima, la riforma del «socialismo dal volto umano», arricchendo la dottrina sovietica dell'humus culturale nel quale il Paese si è alimentato ben prima dell'allineamento forzato all'Urss nel 1948.

25 settembre 2018

Storie di oggi e di cuore

 I cinque anni di anniversari della Grande Guerra, che quest'anno volgono al termine, ci hanno restituito storie sepolte da cento anni. Ma anche il conforto che è ancora viva tra le persone una «pietas» che le porta, senza tornaconto alcuno, a cercare di restituire un nome ai caduti di quel conflitto fagocitante e di riportarli a casa raccontandone le vicende. Il concorso degli affetti di parenti messisi in cerca di cari che neppure hanno conosciuto, ma dei quali avevano sentito parlare, si è intrecciato con i volontari che hanno messo a frutto dati di ricerche e talvolta manovalanza per poter rispondere ai loro quesiti: dov'è caduto il mio bisnonno? Dove è morto? Che ne fu di lui? L'emozione si fa largo quando arrivano queste risposte, e ancor più fa vibrare le corde del cuore quando a bussare alle porte delle famiglie ci sono storie di caduti dei quali non si sapeva l'esistenza e che grazie a persone generose hanno ritrovato il loro posto nella storia. Sono tornati a casa.
È l'emblema di questa nuova umanità la vicenda scritta, tra maggio e giugno, a cima Neutra, da recuperanti vicentini e alpini del Sesto di Verona. Dopo cento anni, infatti, qualcuno può portare un fiore laddove furono sepolti bisnonni e prozii caduti sul fronte nel 1917, tra le alture vicentine sopra il Comune di Arsiero, e coperti dall'oblio, avviluppati nel bosco.

6 agosto 2018

Isolina Canuti, uccisa, vilipesa e sepolta senza giustizia

di Maria Vittoria Adami
«L'Arena», domenica 22 agosto 

Le carte dove le metti stanno. Finché qualcuno non le va a cercare, aprendo storie cristallizzate che riprendono da dove si erano fermate. Accade ogni giorno negli archivi come quello di Stato di Verona dove è andato a frugare, sulle tracce di Isolina Canuti, l'avvocato Guariente Guarienti, con l'aiuto del direttore Roberto Mazzei, riportando alla luce la sentenza del processo Todeschini del 30 dicembre 1901: è il testo con il quale il direttore responsabile di Verona del popolo, l'avvocato e deputato Filippo Mario Todeschini, viene condannato a 23 mesi di carcere per diffamazione a danno di Carlo Trivulzio, tenente del sesto alpini, di benestante famiglia udinese, principale indiziato (ma subito assolto) del feroce assassinio di Isolina Canuti morta soffocata, mentre si tentava di procurarle un aborto, fatta a pezzi e gettata in un sacco nell'Adige.
L'ANTEFATTO La mattina del 16 gennaio 1900 due donne sulla riva del fiume, vicino a ponte Aleardi, rinvengono un fagotto a pelo d'acqua: contiene i pezzi di un corpo di donna senza testa. Clelia Canuti riconoscerà, tra questi, i frammenti del vestito della sorella Isolina, 19 anni, incinta di quattro mesi e scomparsa dalla sera del 14 gennaio, una domenica. L'Italia intera è sconvolta. La stampa reclama unanime che i colpevoli abbiamo il meritato castigo. Il ministro degli interni e della guerra Luigi Pelloux mette in palio una ricompensa di 2.000 lire per chi scova l'assassino. Man mano però che la vicenda si fa chiara, Stato, esercito, magistratura e buona parte dell'opinione pubblica tira i remi in barca.

27 marzo 2018

Lucia Nutrimento, filosofa e insegnante, faro di libertà dei giovani



Da L'Arena, 13 dicembre 2017, p.52
di Maria Vittoria Adami

La figura esile, gli occhi scuri espressivi, i capelli castani raccolti in una treccia avvolta sul capo e la passione per lo studio. Il 12 dicembre 1959 moriva, a 48 anni, Lucia Nutrimento, professoressa di storia e filosofia al liceo Scipione Maffei e uno dei pochi volti femminili nell’ambiente, quasi in toto maschile all’epoca, dell’Accademia di agricoltura scienze e lettere. Tra i fondatori del circolo filosofico Giuseppe Zamboni, filosofa autrice de La definizione del bene (1936), di Sull’esito della filosofia (1941) e di saggi introduttivi a Montesquieu, Fénelon, Constant, Vico e al Vangelo di San Giovanni, Nutrimento è stata un’insegnante che ha lasciato il segno nel cuore dei suoi studenti, in silenzio. Come in silenzio ha contributo alla lotta antifascista per la libertà, soprattutto, delle idee.

15 febbraio 2018

Guerra, donne e follia

È uscito il mio nuovo saggio Le donne, la guerra, la follia. Le ricoverate al manicomio di Verona nel primo conflitto mondiale su «Dep, deportate, esuli, profughe», la rivista telematica di studi storici su tematiche femminili dell'Università Ca' Foscari di Venezia, n.36 01/2018.
Si tratta di una ricerca - dopo quella dedicata ai soldati nel mio L'esercito di San Giacomo - sulle cartelle cliniche delle donne ricoverate al manicomio di San Giacomo di Verona durante la Grande Guerra. Dalle anamnesi e dai documenti contenuti si può tracciare la storia di madri, mogli e sorelle preoccupate per la sorte di figli, mariti e fratelli al fronte. Ma ci sono anche storie di donne sfollate dalle zone trentine e profughe a Verona, come il particolare caso della colonia di Legnago esclusiva per cittadini della Vallarsa, o di donne traumatizzate dai bombardamenti aerei sulla città. Tutti gli effetti, insomma, del primo grande conflitto totale che coinvolse la popolazione civile.

This article looks based on the medical records of women admitted to the S. Giacomo asylum in Verona between 1915 and 1919, illustrates the consequences of the conflict on women’s lives and mind and their long-term effects. It dwells on women’s traumatic experience of loss and on their condition of refugees.

19 ottobre 2017

Gli scout nell'emergenza. Verona e la nascita della Protezione civile in Italia

«Siate pronti» è il motto sul quale sir Robert Baden Powell fondò il movimento scout nel 1907. Da allora, cattolico o laico che sia, lo scautismo ha fatto proprio quel monito facendosi parte attiva della società, aiutando il prossimo, mettendosi a servizio e, non ultimo, prestando soccorso alle popolazioni in difficoltà. E quella partecipazione così permeata nel tessuto civico non poteva non sfociare, nel 1966, nella neonata Protezione civile italiana, con Verona in prima fila. Lo racconta oggi, dall'esordio all'evoluzione, per protagonisti e missioni in Italia e all'estero, il volume Gli scout nell'emergenza. Verona e la nascita della Protezione civile in Italia di Enrico Giardini, giornalista de L'Arena, edito dal Centro studi sul metodo scout «Luigi Brentegani».
«Fin da subito», spiega Giardini, nel gruppo Agesci Verona 10 dal 1975 al 1996, «gli scout sono impegnati in attività di soccorso e di sostegno delle popolazioni in caso di calamità naturali, come terremoti, alluvioni, inondazioni. È un'avventura di “cittadinanza attiva”, fondata su fatti e non su parole, e Verona è presente con gli scout, con i vigili del fuoco, con la prefettura e le amministrazioni comunali».

Dove parlo di storia #2025

Venerdì 30 e sabato 31 maggio sarò al Festival èStoria di Gorizia . Il tema quest'anno è «Città». Con la storica Renata Aga parlerò di...